EMMEGI.PROD - MATTEO GIACOMELLI
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Luca Donnini DIVERSE NORMALITA’
Festival Internazionale di Fotografia, Roma, 2008

IN VERTICALE

La normalità non esiste come posizione a priori rispetto all'oggetto della visione, ciò che mi appare è reale ciò che io vedo è normale.
Collego la normalità alla capacità di rilevare ciò che è silente a considerare gli aspetti che l'abitudine ci spinge a ignorare come dati privi di valore quindi superflui.
Lo sguardo di Luca Donnini indugia sull'errore, sull'intervallo della visione in cui l'immagine si rivela. Donnini opera un passo all'indietro fissando l'immagine secondo un metodo arcaico e obsoleto, l'uso della pellicola e del bianco e nero fortemente contrastato.
Svanisce la sofisticazione, la morbidezza dell'immagine patinata e si impone la materia, la carne.
Qui i corpi hanno un peso a tratti insostenibile, una gravità che li fa tendere inesorabilmente verso il basso e la vita indica la naturalezza dell'esistere e la sola strategia possibile per vincere sulla morte.
Tutto è semplice, sembra quasi scontato, sembra confermare l'ipotesi che ogni cosa può essere normale, che tutto può essere bello.
Le figure e i luoghi dichiarano l'estraneità alle tendenze della fotografia contemporanea iper- intimista o iper- oggettiva e rivendicano il proprio stato di appartenenza a una sensibilità mediterranea sedimento di bassorilievi e busti ritratto, siano le foto scattate nella periferia romana o a Berlino.
La sensibilità come capacità di una lettura che prescinde dal contesto, entra nelle botteghe o al circo, percorre la strada o la camera da letto, si sofferma nella cucina o all'uscita del club toccando il genere, l'identità, il corpo, i sentimenti.
Il linguaggio greve di Donnini è romano, barocco, luce e ombra, vita e morte senza soluzione di continuità.
Tutto è bellissimo qui sembra quasi incantato e fissato in una densità di pece; l'istante viene restituito come durata a volte così intenso da fare quasi paura.
Il senso della vita si impone a tutto tondo su di noi immobili o in verticale camminando sulle mani.

Matteo Giacomelli

 

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